Antonino Isgrò
Antonino Isgrò nasce a Barcellona Pozzo di Gotto (ME), il 10 gennaio del 1987, e lì vive. Dopo la maturità, conseguita presso il Liceo Classico “Luigi Valli” della propria città, si laurea nel luglio 2008 in Lettere presso l’Università degli studi di Messina con la tesi Francesco di Paola e l’Ordine dei Minimi nel contesto storico della Chiesa dei secoli XV e XVI, ricevendo la votazione di 110 e lode. Attualmente frequenta il corso di laurea specialistica in “Civiltà letteraria dell’Italia medievale e moderna” presso lo stesso ateneo.
“Figlia di tutti e di nessuno” (Aletti 2009) è il suo primo romanzo: si tratta di uno spaccato di vita siciliana, con sapori dolci e amari, in cui si intrecciano delitti, amori proibiti, fede e chiesa.
Da parte di più critici è stata sottolineata come innovativa la struttura dell’opera, che coinvolge in prima persona il lettore nella scelta del finale, con una mistura di prosa e poesia, intercalata da interventi d’autore.
Nel 2008 vince la borsa di studio della “Fondazione Andrea Arena” di Messina per la carriera universitaria. Nel 2009 si è classificato settimo al concorso nazionale di poesia under 30 “Voci di caffè”, promosso da “Esssecaffè” in provincia di Bologna; ha collaborato alla VI mostra itinerante “Poesia in libertà” per la città di Toffia (RI); ha partecipato al I concorso fotografico e letterario “Solidarietà secondo me…” per Hisani Center Onlus.
Horror vacui
Dallo studio guardo for, e vedo ’l sol
che mi ispira… forse amor? Ma non, il nulla.
Inver starei dentro a sto sol, e qui sto sulla
magna voglia di assentir dol, anche quando non son sol.
Basta rime, basta storie, bah stoltezza!
Vagheggiare, futureggiare, tutto è vano!
Ma a chi importa sentir il delirio di un umano?
Qui son soldi, banche, economia, culturezza.
Ma chi sei tu per dirlo, che di cultura sei mondezza?
Contieni forse lo scibile di tutto o della quercia?
Via, è vanità, stai cadendo, è l’anima lercia.
La mia forma mi abbandona, quella da cui
ho vissuto in ogne tempore de vita, delirio strano,
via, sei feccia, l’incoerenza; horror vacui.